
Duro colpo ai diritti delle donne dal decreto legislativo depositano contemporaneamente in Parlamento dalla premier Meloni e dalla ministra Roccella ai primi di marzo. Il decreto prevede la cancellazione della figura delle Consigliere di parità territoriali per sostituirle con una struttura centralizzata a Roma. Trasmesso alle Camere come atto del Governo n. 382, in risposta alle direttive europee (UE) 2024/1500 e 2024/1499- il decreto con l’abrogazione del Capo IV del decreto legislativo 198 del 2006 non rafforza affatto come chiede, invece, l’UE i diritti delle donne, ma, di fatto, con la soppressione della figura delle Consigliere e dei Consiglieri di parità, come dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico, li riduce pesantemente, perché cancella strumenti territoriali fondamentali per contrastare le discriminazioni esul lavoro e indebolire le possibilità di difesa per le lavoratrici e i lavoratori, in un Paese in cui le disuguaglianze di genere nel lavoro sono ancora profonde e strutturali.
A 80 anni dal riconoscimento del voto alle donne, a poca distanza dall’8 marzo, giornata di manifestazione in favore della parità dei diritti delle donne, mentre tutta l’opinione pubblica è concentrata sul referendum e sulle immagini di una guerra dalle conseguenze imprevedibili e pericolose, il decreto rischia di passare sotto silenzio una riforma che inciderà profondamente sulla parità dei diritti e più in generale sulla difesa dei diritti di lavoratrici e lavoratori. “Davvero il governo pensa che le donne in difficoltà nelle più diverse aree del Paese, possano pensare di rivolgersi con una pec a strutture ministeriali?” Chiedono le deputate DEM: “ I dati della disparità ci dicono, invece, che c’è bisogno di investire di più sulla parità effettiva, soprattutto nel lavoro, con risorse e strumenti concreti, anche potenziando e migliorando ruoli di garanzia, come quello delle consigliere di parità”
Di qui la richiesta che viene dalla Consigliera regionale di Parità, Eleonora Prioni, alla Giunta dell’Emilia Romagna di farsi interprete presso Governo e Parlamento della necessità di mantenere l’organizzazione territoriale di una istituzione che rappresenta, anche per la sua prossimità a cittadine e cittadini, un baluardo importante nella difesa dei diritti e delle pari opportunità sul lavoro.
Articolo 37 della Costituzione della Repubblica
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.