UDI Ferrara: un’idea che ha fatto la storia e gli interrogativi sul futuro.
Sullo scenario di una democrazia sempre piu spesso tentata da una mutazione in senso autoritario in una parte importante dell’Occidente, Italia compresa, la celebrazione, il 17 novembre scorso, dell’80o anniversario dell’Udi Ferrara ha messo in scena uno straordinario racconto al femminile degli ultimi 80 anni di vita della nostra democrazia.
Nata nel 1945 dai Gruppi di difesa delle donne e subito impegnata a realizzare la campagna per il diritto al voto e all’eleggibilità delle donne, fino ad allora escluse dal diritto ad una cittadinanza libera e autonoma, l’Udi è stata protagonista in questi 80 anni non solo di rivendicazioni e lotte per la conquista di diritti di uguaglianza e libertà, ma di un percorso che l’ha portata, fin dall’Assemblea Costituente, grazie alla presenza delle 21 Madri Costituenti, a dare un contributo fondamentale alla nostra democrazia.
Il diritto di voto conquistato dalle donne all’indomani della fine della 2a guerra mondiale, rappresenta, e’ bene ricordarlo oggi in tempi di crescente astensionismo elettorale, l’inizio di una storia in cui a le donne dell’Udi hanno avuto un ruolo determinante
Spronate da un senso fortissimo di riscatto civile del Paese, le Madri Costituenti introducendo il principio di uguaglianza di “sesso”, oggi si direbbe di “genere”, nell’articolo 3 della Costituzione repubblicana, hanno determinato l’orizzonte culturale e politico entro cui si snoda la storia delle donne in Italia. Una storia di lotte per il riconoscimento di nuovi diritti nel campo del lavoro, della famiglia, dell’istruzione, ma anche di cancellazione di leggi discriminanti e misogine come nel 1968 l’abolizione dell’articolo del codice penale che puniva l’adulterio femminile, garantendo parità di trattamento con il marito, nel 1981 l’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore.

A tesserne l’ordito e’ stata la professoressa Giuditta Brunelli, docente di Istituzioni di Diritto pubblico dell’Università di Ferrara, che in una relazione dal titolo “Tra uguaglianza e differenza , la prospettiva costituzionale” ha elencato gli articoli della Costituzione che hanno funzionato da struttura portante delle successive riforme: dal diritto al libero accesso alle professioni pubbliche, carriere e impieghi pubblici, inclusa la Magistratura, senza limitazioni di mansioni. nel 1963, la legge sul divorzio (Legge Fortuna-Baslini) approvata nel 1970, Riforma del diritto di famiglia che sancisce la parità tra i coniugi, superando la patria potestà e sostituendola con la potestà genitoriale nel 1975, la Legge 194, che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza nel1978. Viene abolito il reato di aborto, garantendo anche la tutela e la sicurezza della maternità-

Leggi e riforme che hanno creato una cesura netta con il passato, riconoscendo alle donne una assoluta parità di diritti almeno sul piano formale nella famiglia, nelle professioni pubbliche e nella società.
In questi 80 anni la storia dell’Udi non e’ stata senza inciampi e non solo sul fronte esterno del rapporto conflittuale con una cultura tradizionale intrisa degli stereotipi del patriarcato, ma all’interno dello stesso universo femminile, dove, negli anni ’70, il mito dell’uguaglianza, ritenuto inadeguato ad esprimere l’identità femminile, viene messo in crisi dal pensiero femminista, che gli contrappone il paradigma della differenza e inaugura una nuova fase dell’impegno politico delle generazioni più giovani.
Il Femminismo della differenza poneva l’accento sulla specificità e sull’unicità dell’essere donna, rifiutava l’idea che la parità potesse essere raggiunta all’interno di un sistema pensato e dominato da una prospettiva maschile “perchè l’uguaglianza formale non avrebbe mai potuto vincere la disuguaglianza sostanziale.”
Tra i suoi maggiori esponenti Carla Lonzi, da cui ha preso inizio la relazione della professoressa Orsetta Giolo, docente di Filosofia del Diritto del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Universita’ di Ferrara, intervenuta sull’intreccio fra diritti e movimenti femminili e femministi.
“Lle donne, quando entrano nella sfera pubblica tradizionalmente dominata dagli uomini e strutturata su un “ordinamento simbolico” maschile, ha detto Orsetta Giolo, citando Sputiamo su Hegel, il testo più noto della Lonzi, teorica e punto di riferimento in Italia del Femminismo della differenza, infrangono il rapporto schiavo – padrone
La donna come “soggetto imprevisto” mette in moto, sempre secondo Carla Lonzi, e con lei Luce Irigaray e Valerie Solanas, “un processo che mina le fondamenta di quell’ordine basato sull’esclusione o sulla subordinazione del femminile”. Di qui la necessità, ha aggiunto Orsetta Giolo, di ripensare criticamente le strutture linguistiche, culturali e sociali che definiscono la realtà e i ruoli di genere.

Ne sono esempio la triade uguaglianza/ differenza/disuguaglianza , messa a fuoco nella sua complessità da Giuditta Brunelli, ma anche la necessità di mettere in discussione la parola potere, carica di connotazioni negative e di dominio dei pochi sui molti. Ad essa in democrazia si dovrebbe sostituire il concetto di responsabilità verso i cittadini, cioè coloro a cui devono essere garantiti quei diritti costituzionali, che i governanti hanno il dovere etico, ancor prima che politico, di garantire.
“Fare storia dei diritti delle donne non è facile per molte ragioni. La loro formulazione, dice Giolo, non è mai preceduta da una lunga fase di teorizzazione, come per i diritti degli uomini, ma arriva dopo le fasi della negazione/esclusione e quella della rivendicazione. Le donne si organizzano prima nei movimenti, poi nella prassi politica e solo alla fine arrivano alla elaborazione teorica, prefigurando un modello di agire politico del tutto originale, che si muove secondo i binari della non violenza, contrariamente all’agire politico degli uomini.
A mezza via fra resoconto storico e memoria personale, la rievocazione di Stefania Guglielmi, presidente UDI attenta al dialogo fra socie storiche e nuove leve e all’apertura al futuro, è partita dagli anni ’70 per indicare le tappe importanti e in qualche caso traumatiche dell’evoluzione interna.
Il distacco dall’alleanza storica con i partiti della Sinistra, l’azzeramento della primitiva organizzazione, la capacità di integrare al percorso storico di emancipazione una visione del femminismo che ha liberato le donne dell’UDI dalle ingerenze esterne.
Due i congressi che ne hanno segnato i passaggi fondamentali: l’XI Congresso – tra il 1981 e il 1982 – con l’incontro/scontro con il femminismo della differenza e la sua critica radicale ai ruoli sessuali, ai modelli familiari, alla distinzione pubblico/privato.
Il XIV Congresso, nel 2002-2003, segna, invece, il cambiamento del nome, che da Unione donne italiane diventa Unione donne in Italia per includere e accogliere tutte le donne che vivono in Italia, ma sono nate altrove .“Se noi siamo cittadine a metà, loro sono invisibili come cittadine e a disposizione come corpi da sfruttare in tanti modi, grazie anche al nostro silenzio”, disse allora Pina Nuzzo, responsabile nazionale UDI.
Il quattordicesimo Congresso è stata la seconda nascita dell’associazione, che, intrecciando passato e presente, ha accolto, come nuovo soggetto politico accanto alle immigrate, le giovani donne e “trovatp nel corpo inerme delle donne e dei bambini, il corpo violentato e quello torturato, la misura per avere parola su quanto accade nel mondo e alle donne di oggi.”
Nel contrasto alla violenza di genere e nella volontà di eliminare il lugubre fenomeno dei femminicidi, l’Udi ritrova ancora oggi uno spirito di coesione all’interno e all’esterno, nella tenace volontà di decostruire gli stereotipi di genere presenti nelle radici culturali profonde dei femminicidi
Nei primi anni 2000 la nuova narrazione di sé, compiuta dalle donne dell’Udi, individua nel desiderio e nell’autodeterminazione la nuova molla dell’agire femminile, insieme all’apertura, da un punto di vista paritario, alle istituzioni, dimostrando una rara capacità di auto rigenerarsi.

Il convegno, chiuso al pianoforte da Elisa Piffanelli di FareDiritti e dalla voce di Chiara Alberani, dopo i saluti istituzionali del presidente del Consorzio di Bonifica Stefano Calderoni, Angela Travagli, assessora alle Pari Opportunità del Comune di Ferrara e Annalisa Felletti Consgliera provinciale di Parità, ha intrecciato, come ha sottolineato la Vicepresidente Rosamaria Albanese, alla memoria storica e alle riflessioni teoriche i ricordi personali e l’omaggio affettuoso alle due ultime presidenti dell’associazione: Ansalda Siroli, figura simbolo dell’UDI, fondatrice del Centro Donna Giustizia e della Biennale Donna e Liviana Zagagnoni, memoria storica dell’Udi e creatrice dell’archivio storico, oggi aperto alla città. Tre creazioni potenti per il loro valore sociale e culturale, ma anche istituzioni destinate a gettare le basi di un universo simbolico femminile di cui le donne sentono da sempre la mancanza.
A ricordare le imprese e le doti di Ansalda Siroli sarà il libro a lei dedicato di prossima pubblicazione a cura di Annalisa Ferrari, autrice, con la collaborazione di Liviana Zagagnoni. Di Ansalda,hanno parlato il figlio e la stessa Liviana Zagagnoni, che ha accolto con commozione l’omaggio floreale dell’associazione.
A concludere l’incontro, le riflessioni di Dalia Bighinati, già insegnante, giornalista, narratrice di donne coraggiose, impegnata nell’associazionismo femminile, cui ha dato voce Loredana Bondi del Direttivo del Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia e dell’UDI. “In un presente che appare per molti versi distopico – sostiene Bighinati, per i ritmi vertiginosi del cambiamento, l’indebolimento dei diritti, le strabilianti conquiste tecnologiche, i conflitti e le ondate migratorie dal Sud del mondo che scuotono l’Europa, le donne, nonostante i traguardi raggiunti, impensabili 80 anni fa, sanno di avere ancora tanto da fare. Farlo insieme può essere la strategia collettiva per affrontare le sfide vecchie e nuove.”
N.d.r. La registrazione on line dell’incontro del 17 novembre è sulla pg facebook dell’Udi Ferrara, https://www.facebook.com/udi.ferrara/?locale=it_IT
Il testo di Dalia Bighinati, portavoce di FareDiritti e socia UDI, è pubblicato nella sezione Documenti.
