Con Ferrara le donne e la città alla ricerca della voce delle donne
Presentazione di Dalia Bighinati del progetto realizzato da Ferrara, le donne e la città, dal titolo WWW. Women’s Wise Walkshops. Dal vivere gli spazi al progettare i luoghi per una progettazione partecipata della città in chiave women friendly, guidato dalla professoressa Letizia Carrera dell’Università di Bari. 31 ottobre 2025
Iniziando dalla presentazione del gruppo Ferrara le donne e la città, Bighinati racconta la genesi del gruppo e le ragioni della sua adesione all’Urbanistica di Genere, o Urbanistica femminista.
Il progetto WWW, quarto step di un percorso pubblico di informazione, promosso da Ferrara le donne e la città, intende tradurre i bisogni reali di donne residenti in due quartieri periferici di Ferrara in proposte concrete da rivolgere all’Amministrazione per migliorare la vivibilità e l’inclusione nelle due aree urbane.
A Ferrara di urbanistica di genere si parla già da qualche tempo, ad introdurla in occasioni pubbliche è stato il gruppo Ferrara le donne e la città, con articoli, seminari e la ricerca WWW. Women’s Wise Walkshops. Dal vivere gli spazi al progettare i luoghi per una progettazione partecipata della città in chiave women friendly.
Il gruppo si è costituito nella primavera del 2024 all’interno del Forum Ferrara partecipata, una rete di associazioni che si è costituita per coinvolgere i cittadini nelle scelte che riguardano il futuro del territorio comunale in tema di rigenerazione e organizzazione urbana con un interesse prevalentemente volto a chiedere interventi a favore della sostenibilità ambientale. Veniamo da istanze ecologiste, di difesa dei beni comuni e di sostegno alla partecipazione civica, abbiamo intercettato i principi dell’urbanistica di genere, o urbanistica femminista, che ci hanno persuaso dell’opportunità di introdurli nel dibattito pubblico sul futuro della città.
L’urbanistica di genereintroduce, infatti, nella progettazione e rigenerazione urbana un punto di “vista radicalmente alternativo” per la forte esigenza di promuovere un modello inclusivo, cioè di una città che non discrimina.
Il suo paradigma di riferimento è quello di un vivere insieme che antepone alla citta delle cose, la citta delle persone, della loro dignità, della salute e dei diritti, alla città delle disuguaglianze, la città delle differenze, una citta che si prende cura dei diritti e dei bisogni di chi ci vive.
Quando afferma che le città in cui viviamo sono state progettate da uomini per uomini e che “Lo spazio non è neutro” l’ urbanistica di genere, oltre a metterci sotto gli occhi una verità storica incontrovertibile, « ci propone un’urbanistica che guarda alle differenze: che siano di genere, di età, di abilità, di estrazione sociale o di cultura». In altre parole, una città che utilizza le necessità delle donne come indicatore per le sue trasformazioni attente ai bisogni della società e delle sue diverse componenti. Cfr.: ”La città femminista. La lotta per lo spazio in un mondo disegnato da uomini. Nuova ediz. di Leslie Kern” .
Poiché nessuna nel gruppo è architetta o urbanista, abbiamo deciso di arricchire la nostra formazione personale con la collaborazione di docenti dell’Università di Ferrara, del Polimi, di Roma, Firenze, Verona in un intenso percorso di seminari pubblici che si sono aggiunti alla formazione più o meno solida sul piano teorico di ognuna di noi.
In concreto la collaborazione con l’Università di Ferrara ha coinvolto il Dipartimento di Architettura, prof. Romeo Farinella, e il Dipartimento di Scienze Giuridiche, prof.ssa Orsetta Giolo, con l’Università di Verona, il Dipartimento di Scienze Giuridiche e la prof.ssa Laura Calafà, giuslavorista.
Questi i titoli dei primi due seminari pubblici, molto apprezzati dalla città.
8 maggio 2024: Il primo seminario dal titolo “Cambiare le città per cambiare il mondo. Le donne al centro della pianificazione urbana pernuovi modelli di convivenza” ha avuto come relatrice la professoressa Elena Granata, urbanista del Politecnico di Milano e Vicepresidente della Scuola di Economia Civile. “Pensare a una città femminista non significa avere più donne in posizione di comando, scrive Elena Granata, ma provare a mettere in discussione il modo in cui i sistemi complessi funzionano, e con loro i relativi modelli di governance. I primi segnali di cambiamento sono i tentativi di dare risposta ai bisogni delle identità plurali delle nostre comunità.” A volte, lei suggerisce, bastano piccoli accorgimenti, luoghi dove le donne possano discutere liberamente, cambio d’uso di ambienti abbandonati nato dalla creatività di chi vive la città come un universo in continua evoluzione, quelli che Elena Granata chiama placemakers. Senza contare che solo da poco in Italia le architette, le sociologhe sono state per così dire ammesse all’urbanistica.
Sempre Elena Granata ne ll senso delle donne per la città (Einaudi) ci racconta che «Le donne urbaniste sono poche, hanno inciso poco, si sono occupate d’altro. Interdette dalla possibilità di dedicarsi alle grandi strategie, alla grande pianificazione, ai grandi cambiamenti urbani, si sono occupate della scala minuta dell’abitare, della cura, dell’educazione, della sostenibilità nelle città. Più paesaggiste che architette o ingegnere, questo sbilanciamento diventa adesso il punto di svolta. Oggi la loro voce è particolarmente necessaria».
L’urbanistica di genere riconosce che le disuguaglianze di genere si riflettono negli spazi urbani. Le città progettate da e per gli uomini, rendono difficile alle donne muoversi in sicurezza nelle strade, soprattutto di notte, avere libero accesso a luoghi pubblici. Le nostre citta sono spesso luoghi ostili per noi donne per le tante barriere, di cui spesso ci sfugge l’esistenza abituate come siamo a fare i salti mortali per aggirarle. (n.d.r.). A questo proposito disegnare la mappa degli spostamenti dei vari componenti della famiglia potrebbe essere un esercizio illuminante.
Per Elena Granata l’urbanistica guidata dalle donne è, prima di tutto, un cambio di prospettiva. “La lente femminile (e femminista) attraverso cui costruire le città mette in discussione l’approccio patriarcale, verticale, basato su dinamiche di potere su cui finora sono stati plasmati i modelli urbani. Non un concetto astratto, ma una pratica dinamica di placemaking che mette al centro le esperienze, i bisogni e le voci delle donne e in genere di tutti i cittadini che vivono veramente gli spazi urbani.”
3 Ottobre 2024: Il secondo seminario, dal titolo “La visione delle donne per trasformare Ferrara in una città delle pari opportunità”, realizzato in collaborazione con l’Università di Verona e introdotto dalla prof.ssa Calafà, si è concentrato su esempi di trasformazioni urbane in grado di rendere la città più accogliente per tutte e tutti. Le relatrici Chiara Belingardi, ricercatrice e docente del master “Città di genere” presso l’università di Firenze e Antonella Parigi, presidente di “Torino città per le donne” hanno portato esperienze di un cambiamento urbano work in progress.
A questo punto ci siamo chieste se questa prospettiva è soltanto una visione teorica o può essere praticabile anche nella nostra città, come lo è stato in città come Vienna, Barcellona, Amsterdam, Bilbao, per restare in Europa, che hanno già applicato con successo i principi dell’Urbanistica di Genere, partendo non solo dalla creatività dell’ingegnere o dalla conoscenza dell’esperto, ma dall’ usopratico e quotidiano dello spazio pubblico da parte delle donne.
Seconda domanda provocatoria: “Se nella nostra citta’ i progetti di rigenerazione urbana fossero elaborati e realizzati ascoltando le esigenze delle donne come cambierebbe la città?”Da qui e’ nato il desiderio di provare a passare dalla divulgazione di nuovi saperi di genere a qualcosa di più concreto, cioè alla trasformazione della città, assumendo come determinante lo sguardo pratico e laterale acquisito dalle donne da una posizione storica di persone estranee ai ruoli di potere, ma dotate di percezioni e competenze utili a rimuovere barriere materiali e immateriali dello spazio urbano.
Il PROGETTO

WWW. Women’s Wise Walkshops. Dal vivere gli spazi al progettare i luoghi per una progettazione partecipata della città in chiave women friendly è il nome del progetto di ricerca di cui è titolare la prof.ssa Letizia Carrera, del Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica responsabile del Laboratorio di Studi Urbani “Urbalab”dell’Università di Bari, realizzato dal nostro gruppo fra ottobre 2024 e giugno 2025.
Il laboratorio WWW trova la sua matrice teorica nel principio del “diritto alla città” tematizzato dal filosofo francese Henri Lefebvre, che si declina sia come diritto a vivere pienamente la città, sia come diritto a partecipare alla sua progettazione. Questa teorizzazione è il fondamento dei principi di democrazia territoriale – il diritto a una città di qualità a prescindere dallo specifico luogo di residenza andando oltre il limite della città “spezzata” tra centro e periferie -, e di quello di giustizia sociale – diritto a poter fruire delle opportunità e dei servizi messi a disposizione dalla città a prescindere dalla specifica dotazione individuale di risorse economiche, culturali e sociali. Il richiamo evidente è alla teoria della capabilities di Amartya Sen e Martha Nussbaum che ritiene imprescindibile centrare l’attenzione sulle reali opportunità fruibili dai soggetti (opportunities) più che sulla loro mera presenza nello spazio urbano. (prof.ssa Letizia Carrera)
La ricerca ha indagato le condizioni di due aree della città di Ferrara, Krasnodar e Arianuova-Giardino, con lo scopo di confrontare realtà cittadine differenti per modalità di crescita urbana e composizione socio-anagrafica ed è stata svolta in collaborazione con KOESIONE 22 un comitato informale nato a Ferrara, che riunisce associazioni e cittadini del rione di viale Krasnodar, mentre altre associazioni femminili e femministe ne hanno sostenuto l’attuazione.
| Attraverso diversi incontri con la professoressa Carrera, abbiamo costruito un percorso di ricerca finalizzata a comprendere le abitudini quotidiane delle donne, che si muovono all’interno del loro quartiere e della città, conoscere le loro modalità di spostamento, creare occasioni di partecipazione attiva e confronto su temi urbani specifici.. |
Ci siamo poste tre fondamentali obiettivi:, uno di natura conoscitiva: comprendere come le donne vivono e percepiscono gli spazi urbani, identificando aree che favoriscono o ostacolano la loro mobilità e sicurezza. “Spazi e luoghi gender friendly per progettare città people friendly”. Uno di natura politica: integrare la parità di genere nelle politiche urbanistiche, sociali e culturali contribuendo ad attivare processi di uguaglianza dei diritti e percorsi di transizione ecologica. richiamando la necessità che gli amministratori e i progettisti dialoghino in modo continuo e sostanziale con i cittadini e, naturalmente con le cittadine, riconosciuti quali portatrici di specifiche competenze e di un sapere connesso alla pratiche quotidiane. Tenendo presente che sulle donne in Italia pesa ancora oltre il 70% dei lavori gratuiti di cura, e che questo comporta uno stile di vita e necessità di mobilità urbana specifiche. Infine uno di natura pragmatica, che consiste nella volontà di promuovere l’empowerment sociale e politico delle donne, incoraggiarle a diventare agenti attive nel processo di progettazione urbana, fornendo loro strumenti per rilevare esigenze e bisogni ed esprimere proposte.
IL METODO è stato quello della partecipazione e del confronto di idee, esperienze, approfondimenti tra gruppi di donne diverse per condizione sociale, economica e culturale, partendo dall’analisi dell’esistente per capire cosa manchi o cosa modificare.
LE AZIONI E GLI STRUMENTI sono quelli propri della ricerca di tipo qualitativo proposti dalla professoressa Letizia Carrera, attraverso interviste semistrutturate realizzate in presenza, Focusgroup e Walkshop urbano (laboratori urbani) per ogni quartiere coinvolto nella ricerca
Lo strumento degli attraversamenti urbani, elemento innovativo rispetto alle attuali pratiche e ai metodi di conoscenza dei luoghi su base partecipativa, si è confermato in grado di garantire, anche in combinazioni con altre tecniche di indagine, una conoscenza approfondita e generativa dei luoghi on vista della possibilità di percorsi collaborativi con le amministrazioni del territorio per una riprogettazione e un miglioramento condivisi dello spazio urbano e delle forme dell’abitare. (prof. Letizia Carrera)
La professoressa Carrera ha provveduto con il suo team di ricerca alla elaborazione del materiale raccolto e alla sua presentazione sotto forma di una relazione illustrativa e di slides, utilizzate per supportare le presentazioni del progetto.
I RISULTATI
Il percorso si è concluso con un confronto all’interno dell’intero gruppo di ricerca e la predisposizione di un documento condiviso, con proposte di (ri)progettazione dello spazio urbano e la realizzazione di un seminario aperto nel quale sono stati presentati e discussi i risultati emersi dall’analisi dei materiali esito del percorso di ricerca.
Al termine dei lavori, secondo le intenzioni di Ferrara le donne e la città, è stato presentato all’Amministrazione locale, alla cittadinanza e ai media, un documento con le richieste di trasformazione urbana emerse dall’analisi critica delle stesse donne. L’intento è di contribuire a creare, in prospettiva, le condizioni per una migliore qualità della vita delle donne e degli altri attori urbani. Sarebbe stato auspicabile avere fin dalla fase dell’ideazione del progetto un rapporto positivo e costruttivo con l’Amministrazione locale, ma noi contiamo, in ogni caso, su un ascolto interessato delle proposte conclusive.
Dai risultati emersi si evince, infatti, che è possibile per una Amministrazione locale sia intervenire con piccoli cambiamenti significativi per migliorare la vita quotidiana sia confrontarsi con una visione di citta’ decisamente più a misura di donne, integrando le proposte di miglioramento con le scelte di politica urbanistica e socioculturale della città.
PROPOSTE EMERSE DALLA RICERCA
Ferrara le donne e la città partono dalla convinzione propria dell’urbanistica femminista che “La città accogliente e friendly per le donne è una città che sa tendere all’obiettivo di essere inclusiva, sostenibile e people friendly…Le donne possono dare un contributo determinante a immaginare un nuovo modello di convivenza urbana, con la forza delle loro idee, con i loro bisogni e desideri, mettendo a nudo quello che non funziona e che potrebbe cambiare, rivelando le asimmetrie nella ripartizione del potere e delle responsabilità…. ci rendiamo contro che questo è oramai nella prassi quotidiana dell’organizzazione e della pianificazione del progetto urbano in molte città del mondo….Progettare, ad esempio, uno spazio pubblico adatto alle teen agers perché possano continuare a fare sport all’aperto è qualcosa che è già dentro le routine, mentre in Italia è ancora un’ eccezione . Ci sono città che sono più avanti, come Bologna o Parma, ma in generale siamo all’anno zero o quasi. Tuttavia le cose possano cambiare, anche in fretta”. (Elena Granata 2023)
Mobilità
- Pianificazione di una mobilità dolce, sicura e intermodale che si confronti con i tragitti complessi e frammentati spesso compiuti dalle donne ( lavoro, accompagnamento figli, acquisti, cura di persone anziane).
- Rafforzamento della rete pedonale e ciclabile, migliorando l’illuminazione, la visibilità e la sicurezza (anche quella percepita).
- Progettazione e implementazione del trasporto pubblico con attenzione a frequenza, orari serali, segnaletica accessibile, sicurezza alle fermate e veicoli facilmente accessibili.
- Predisposizione di parcheggi di scambio e navette elettriche di collegamento (park & ride). • Diminuzione del costo del biglietto del bus o estensione della durata della validità. Spazi pubblici
- Adeguamento strutturale degli spazi pubblici per l’accesso di soggetti con disabilità permanente e temporanea.
- Riprogettazione degli spazi pubblici con una maggiore infrastrutturazione materiale e immateriale adeguata alla fruizione differenziata dei luoghi: più panchine, più bagni pubblici, più illuminazione, marciapiedi più larghi e ben manutenuti, rimozione barriere architettoniche.
- Creazione di spazi verdi diffusi e migliore cura del verde esistente.
Sicurezza
- Applicazione del principio di “prevenzione ambientale del crimine” (CPTED) con criteri di progettazione orientati alla sicurezza: visibilità, presenza umana, illuminazione, assenza di barriere visive.
- Contrasto dell’abbandono e della marginalità degli spazi pubblici tramite l’attivazione sociale e culturale sostenuta dall’amministrazione pubblica e da una rete multiattoriale.
- Collaborazione con centri antiviolenza, associazioni e comitati per mappare aree a rischio e progettare interventi mirati.
- Sostegno agli esercizi commerciali di prossimità come presidi di presenza di vitalità della zona e presidio di sicurezza.
Servizi per i cittadini
- Progettazione della città in funzione dei tempi di vita e di lavoro delle persone, promuovendo la “città dei 15 minuti” che consenta di accedere a servizi essenziali (scuole, centri di medicina territoriale, commercio, verde pubblico) in prossimità dell’abitazione.
- Potenziamento dei servizi di prossimità (nidi, centri anziani, consultori, sportelli sociali, …) accessibili a tutte le fasce della popolazione.
- Creazione di spazi pubblici flessibili, multifunzionali e intergenerazionali che incentivino la socialità e un nuovo modello di cura e di responsabilità sociale condivisa.
- Investimento sugli esercizi commerciali di prossimità da considerare non solo come valore economico ma anche per il loro ruolo di veri presidi civici.
Spazi associativi
- Censimento e riqualificazione di edifici e spazi, in modo diffuso nella città, per garantire luoghi pubblici di incontro (anche al chiuso).
- Biblioteche, cinema, palestre diffuse per creare occasioni di consumi culturali e di socialità.
- Predisposizione di piani sociali (co-progettati) per aumentare il senso di sicurezza percepito dagli abitanti e consentite di fruire di queste possibilità anche la sera.
- Case di quartiere.
Partecipazione
Favorire le associazioni e i comitati attraverso il finanziamento di una progettazione mirata alla rigenerazione (materiale e immateriale) dello spazio urbano.
Attivazione di processi partecipativi che includano donne, giovani, anziani, persone con disabilità, caregiver e altri gruppi sottorappresentati nei processi decisionali, con un’attenzione anche alle diverse etnie presenti nella città.
Utilizzo di metodologie di ricerca-azione come i gender walk (camminate esplorative di genere),le mappe partecipate e i laboratori di quartiere per raccogliere dati qualitativi dell’esperienza urbana, da combinare con quelli statistico-demografici.
Favorire la presenza paritaria di donne e uomini nei tavoli decisionali per la progettazione urbana e in quelli connessi alle politiche sociali territoriali.

